L'Orizzonte

*** Ciò che guardo e che ogni giorno muta ***
venerdì, 29 febbraio 2008

morire di lavoro

Si continua a morire di lavoro.
A Genova un portuale ha perso la vita mentre lavorava a bordo di una nave. I sindacati confederali hanno proclamato uno sciopero immediato in tutti i porti italiani.
La vittima si chiamava Fabrizio Canonero, 39 anni, socio-dipendente della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie. E' morto durante l'operazione di scarico di una nave portacontainer. La dinamica dei fatti, però, non è stata ancora chiarita.
Anche il padre della vittima è morto sulle banchine dello scalo marittimo genovese, quando la vittima era ancora un bambino. Canonero lascia una giovane convivente ed un figlio di quattro anni appena.
Usque tandem... Fino a quando...?

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categoria: storie, articoli, notizie, cronaca, rabbia


venerdì, 29 febbraio 2008

No Bocconi, no party...

Chissà che soprassalto di orrore avranno avuto, i "lumbard", nel vedere questi risultati (gentilmente segnalati da Gemisto) circa le migliori università del mondo.
Non c'è - orrore!Orrore! - la "fantastica" B-o-c-c-o-n-i! (pronunciata con tanto di voce nasale che fa tanto snob). Ed invece c'è la "Federico II" di Napoli, ari-orrore! Come è possibile? Si tratta certamente di un dato contraffatto, come il viso del plastificato, in fondo!
Finora a Napoli c'era solo la "monnezza", come fa ad esserci pure una tra le università più quotate nel mondo? Ci deve essere un evvove (si, proprio "evvove", con la "r" moscia). Bisogna che la Moratti e Berlusconi si mettano di buzzo buono a scrivere a quelli che hanno stilato 'sta lista della spesa.
Me li vedo già, novelli Totò e Peppino, alle prese con carta, penna e calamaio. Solo che Totò e Peppino sapevano scrivere. 'Sti due non riuscirebbero nemmeno a contare fino a tre... Alla faccia della B-o-c-c-o-n-i...

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venerdì, 29 febbraio 2008

Il vero volto di...

Volete vedere il vero volto di Joan Sebastian Bach? Cliccate qui! (Chissà se ve ne pentirete...)

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venerdì, 29 febbraio 2008

Bambini mai adulti

Ancora vittime, ancora bambini.
Un raid israeliano a Gaza ha ucciso quattro bambini nel campo profughi di Jabalia, a nord della striscia di Gaza. Un neonato palestinete era stato ucciso nelle precedenti incursioni.
I razzi israeliani (ma non dicono che le armi moderne hanno una precisione "chirurgica"?) hanno distrutto incidentalmente il quartier generale della "Pmrs", organizzazione non governativa che dà assistenza medica a donne, bambini e portatori di handicap.
Della follìa dei grandi fanno sempre le spese i più deboli. E' la solita, sporca, storia.

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venerdì, 29 febbraio 2008

Bambini uccisi, bambini venduti

Un figlio, ora, si può vendere per un cellulare. Già.
In questa incerta fine di febbraio, foriera di ferali notizie che hanno, al loro centro, proprio dei bambini, dei figli, eccone un'altra, di notizia. Sempre un bambino, al centro, piccolissimo.
Siamo in provincia di Reggio Calabria ed una donna ha venduto suo figlio di quattro mesi appena per un cellulare e la promessa di un'auto. La donna si chiama Barbara Sgambetterra e fa la baby sitter per una donna che, in questo sporchissimo affare, fa la mediatrice.
Tanti sono coinvolta in quest'ennesima storia che è facile, fin troppo facile, definire di squallore e di degrado ma per la quale altri calzanti termini non si trovano. Sono coinvolti, in primo luogo, i futuri mancati genitori del bimbo, un muratore di 39 anni, Giuseppe Brancati, e sua moglie Concetta Albanese. Arresti domiciliari sono stati disposti per un medico della Asl di Messina, fratello di Tullia Calopresti, la mediatrice dell'"affare" e per la madre di entrambi, Rita Corica.
Un figlio per un cellulare ed il miraggio di un'automobile.
La piaga dell'ignoranza è sempre più dilagante, sempre più squallida ed orribile. Un'asse che da Gravina passa per il meridione di quest'Italia sbandata, incapace di rialzarsi e ridarsi una dignità.

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giovedì, 28 febbraio 2008

Avalon

AvalonAvalon è un'isola leggendaria, famosa per le sue mele che avevano fama di essere molto belle.
Alcune teorie vogliono che il termine Avalon sia la translitterazione dal termine celtico "annwyn", che vuol dire "regno delle fate".
Goffredo di Monmouth, invece, ha dato al termine Avalon il significato di "isola delle mele", traduzione che sembra essere più probabile, visto che "mela", in bretone, si dice "aval" ed in gallese "afal".
Avalon è una sorta di Isola dei Beati, presente da tempi immemorabili nella mitologia europea ed anche mediterranea (per esempio, le Isole Esperidi, famose per le mele che producevano).
Secondo alcune leggende, Avalon sarebbe stato il luogo visitato da Gesù e da Giuseppe di Arimatea, dove quest'ultimo, dopo aver raccolto il sangue di Gesù nella coppa nota come Santo Graal, si sarebbe rifugiato, fondando la prima chiesa di Britannia.
Ad Avalon sarebbe stato sepolto re Artù, trasportato qui su una barca guidata dalla sorellastra Morgana. La leggenda vuole che Artù riposi ancora sull'isola, in attesa di tornare in vita non appena la misura delle ingiustizie, nel mondo, sarà colma.
Attualmente si ritiene che l'isola di Avalon corrisponda alla cittadina di Glastonbury, più precisamente alla sua abbazia. Anticamente Glastonbury Tor era circondata dall'acqua ed aveva l'aspetto di un'isola.
Durante il regno di Enrico II, l'abate Enrico di Blois commissionò una ricerca che, ad una profondità di circa cinque metri, avrebbe portato alla luce un enorme tronco di quercia od una bara con l'indicazione della sepoltura di Artù. I resti ritrovati nella bara furono sepolti davanti all'altare maggiore nell'abbazia che sorse sul luogo, meta futura di pellegrinaggi

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categoria: storie, misteri, mito, antiquitates, oggetti del passato


giovedì, 28 febbraio 2008

Messaggio gratuito: sei licenziato

Chissà se è vera la voce che circola insistentemente in questi giorni, cioè che si potrebbe finire licenziati tramite una mail.
Se così fosse è l'ennesima riprova dell'incapacità di chi ha la responsabilità di farlo, di affrontare le persone e la loro rabbia (giustificata o meno che sia).
Viviamo in una società in cui parliamo costantemente con voci meccaniche per letture di utenze o per richiesta informazioni; voci meccaniche che ci fanno pigiare tastini del telefono per accedere ad altre funzioni meccaniche. Non si può protestare, non si può parlare con un essere umano, quasi che quest'ultimo sia una sorta di alieno o di rarità... Ci manca, appunto, solo il licenziamento via mail. O via sms, come è già accaduto in Inghilterra.
L'era della spersonalizzazione e della codardia è in avanzata trionfale...

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categoria: riflessioni, articoli, notizie


giovedì, 28 febbraio 2008

Bambini

Quante verità si nascondono dietro la storia dei fratellini di Gravina di Puglia?
Oggi ce n'è un'altra. Chissà quanto tragicamente vera. E' come un mosaico che va lentamente componendosi ma che ancora non riesce a restutuire un quadro completo riconoscibile della situazione.
Sulle pareti della cisterna dove i due bambini sono caduti o sono stati spinti, ci sono segni di unghie, ad indicare che i fratellini hanno tentato di uscire, in qualche modo, da quel pozzo nero.
Forse un gioco, dicono ora altri bambini, quelli che abitualmente giocano in quello come in altri edifici simili. Bambini che, a denti stretti, dicono di aver preso in giro i due fratellini, perchè sembravano loro troppo paurosi. Il pozzo della masseria era una sorta di prova di coraggio che molti bambini del posto affermano di aver affrontato.
Un gioco finito male? Uno dei fratelli che precipita e l'altro che, istintivamente, lo segue per tentare di aiutarlo? Una fuga da casa finita in tragedia?
O, forse, il terribile spettro di un adulto, conosciuto o meno, che li ha indotti a buttarsi nella cisterna o, peggio ancora, li ha buttati lui stesso?
Perchè quelle unghiate sulle pareti di quel maledetto pozzo possono avvalorare sia l'una che l'altra ipotesi.
Dov'è la verità? O quali sono le verità? Loro, i fratellini di Gravina, non la possono più raccontare, la loro verità.
Se c'è un innocente in galera, bisogna cercare di riparare al torto ed accertarne l'innocenza per poi scarcerarlo. Se ci sono dubbi che chi è attualmente indagato possa essere completamente innocente, bisogna cercare maggiori indizi per incriminarlo.

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categoria: riflessioni, diario, storie, notizie, cronaca


mercoledì, 27 febbraio 2008

La triste historia di Beatrice Cenci

Beatrice CenciLa storia di Roma è anche la storia dei suoi fantasmi, quelli che si sono radunati qui per secoli, dandosi appuntamento invariabilmente la sera sul tardi, incuranti delle temperature e degli anni che li separano, dei secoli.
Tra questi fantasmi uno è, forse, quello che più fa tenerezza; quello il cui ricordo non può fare che stringere un pò il cuore a ciascuno. E' il fantasma di Beatrice Cenci.
Beatrice Cenci dicono che si aggiri nei pressi del Mausoleo di Adriano, più comunemente noto come Castel S. Angelo. Il luogo è quanto mai opportuno, dal momento che è uno dei più sinistri della città, sede di prigione papalina ed anche di esecuzioni capitali.
Beatrice aveva sedici anni quando fu condannata a morte da papa Clemente (non certo un nome, una garanzia!) VIII. Anche la sua famiglia venne completamente sterminata. E' l'anno del Signore 1577.
Beatrice uccise l'orco, suo padre Francesco, perchè la molestava e la picchiava. Tutti lo sapevano, sia in famiglia che fuori. Francesco Cenci, però, dal momento che era possidente (la storia, in fondo, è un circolo vizioso, un serpente che si arrotola su se stesso) era sempre riuscito a scampare ad una condanna esemplare corrompendo giudici e facendo saltare processi (mi ricorda qualcuno...).
Nemmeno i tre figli maschi riuscirono ad opporsi a che fosse scarcerato. Quando l'uomo (se così si può definire una bestia di tal fatta) tornò a casa, si accani contro Beatrice, l'unica rimasta a vivere in casa. La chiuse in una stanza sotto il tetto della sua casa e prese a picchiarla e violentarla di fronte alla seconda moglie, Lucrezia.
Beatrice aveva informato, con una missiva, il papa di quanto le accadeva, ma questo documento andò misteriosamente smarrito senza mai raggiungere il pontefice. Colta dalla disperazione, aiutata dalla matrigna, dal fratello maggiore Giacomo e da Monsignor Guerra, decise di uccidere il padre. Con i suoi complici, sborsò una grande cifra ai due vassalli di Francesco Cenci e progettò, con gli altri, un piano che avrebbe permesso di far passare l'omicidio per incidente.
Il piano sembrò funzionare. Francesco fu ucciso, dopo essere stato stordito con dell'oppio. Poi Beatrice consegnò ad una lavandaia il lenzuolo pregno del sangue del padre, dicendo che lei aveva avuto una forte emorragia e che il lenzuolo andava lavato. La lavandaia, però, che non era rimasta convinta dalla spiegazione, riferì tutto al giudice.
Nessuno dei congiurati fuggì, ma uno di loro, uno dei vassalli di Francesco Cenci, catturato confessò ogni cosa. Poi ritrattò tutto al cospetto di Beatrice. La ragazza, i suoi fratelli e la matrigna furono, allora, condotti nelle segrete di Castel S. Angelo, dove rimasero per un certo periodo, finquando le indagini cercarono di appurare la realtà dei fatti.
Il caso si riaprì quando parlò uno dei sicari mandati da Monsignor Guerra ad uccidere uno dei vassalli che avevano partecipato al delitto di Francesco. I fratelli e la madre di Beatrice, sottoposti a tortura, confessarono. Solo Beatrice, malgrado le sevizie, non profferì parola. Allora il giudice, dopo averla appesa per le braccia, legate dietro la schiena, finchè queste non si furono slogate, non avendo ottenuto alcuna confessione, fece rapporto a papa Clemente VIII che affidò il caso ad un giudice più severo.
Questi appese Beatrice per i capelli e fece entrare a guardarla i fratelli e la madre che la convinsero a parlare. Il giorno dopo il papa emise la sentenza di morte (e per fortuna che la religione cattolica predica la misericordia e il perdono! Stiamo freschi!). Tutta Roma si schierò con Beatrice ed il papa procastinò la sentenza di 25 giorni, il tempo di organizzare la difesa. Malgrado i migliori avvocati dell'Urbe si fossero dati da fare per difendere i Cenci, (in)Clemente VIII non volle sentir ragione e, alle 4 del mattino del venerdì 10 settembre 1599 decretò la morte di tutti i componenti della famiglia. Solo uno dei fratelli di Beatrice scampò al massacro.
Le ultime parole di Beatrice furono queste:

"Nessun giudice potrà restituirmi l'anima. La mia unica colpa
è di essere nata! [...] Io sono come morta
e la mia anima [...] non riesce a liberarsi".

E la sua anima ancora vaga disperatamente laddove il suo corpo carnale trovò la morte.
L'11 settembre di ogni anno, Beatrice si presenta puntuale, in piazza di Ponte S. Angelo, tra le mani la testa mozzata. Alcuni dicono di averla vista anche nella chiesa di S. Clemente, presso l'antica tenuta delle famiglia Cenci.
La sua anima, malgrado i secoli, non ha avuto pace.

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categoria: storie, storia, antiquitates


mercoledì, 27 febbraio 2008

Senza parole

Che tragedia, quella dei due bambini morti a Gravina di Puglia.
Immane. Una tragedia anche il fatto che a far scoprire la tristissima fine dei fratellini sia stato un altro evento occorso ad un bambino, che rischiava, anch'esso, di sfociare in tragedia.
Ora il padre chiede (ma sarà, poi, vera la sua angoscia?): "Perchè non li hanno mai cercati in quella casa?". Se lo chiede dal carcere di Velletri. E' convinto, ora, di riuscire a dimostrare la sua innocenza (con la morte dei figli? Mah...), finora, però, resta l'unico indagato. Ci sono una serie di piccole cose che, sommate insieme, fanno tutta una serie di ombre che oscurano la reputazione e la credibilità di quest'uomo severo fin quasi all'ottusità. Un telefonino lasciato spento la sera della scomparsa dei piccoli, quando lui dice di esserli andati a cercare per tutto il paese; un buco di due ore nel suo alibi; l'accusa di un quindicenne, che dice di averlo visto portar via in auto i due bambini (ma questo teste non è ritenuto molto credibile); frasi in dialetto, intercettate dalla polizia sia in casa che nell'auto del Pappalardi, come quella che avrebbe rivolto alla sua attuale convivente, quella Maria Ricupero dall'espressione da far invidia alla sfinge di Giza: "Non lo dire a nessuno dove stanno i bambini. Come è vero Iddio, mi uccido".
Adesso la sua freddezza, che forse è solo ottusità, lo fa pronunciare frasi che un padre - seppure carcerato - pronuncerebbe in altro modo o per niente. "Mi dispiace che siano morti." Come se a morire non fossero stati i suoi bambini ma due cani, nemmeno due cani di casa. Due cani qualunque.
Non mi piace, quest'uomo. Non mi è mai piaciuto, come non mi è mai piaciuta la Franzoni. C'è della lucida follìa nei loro occhi fissi, immobili, privi di espressione come il volto.
Pappalardi sembra più preoccupato di se stesso, di uscire, di "saldare i conti" con la ex moglie, piuttosto che piangere la morte dei suoi figli. Figli che, certo, non aveva l'uso di trattar propriamente bene, visto che il direttore della comunità, dove per un certo tempo i fratellini erano finiti, ha affermato che i bambini venivano spesso picchiati proprio dal padre.
I giornali stanno prendendo le parti, in questo momento. Alla bruta e terribile cronaca che ha restituito i fratellini al terrore dall'oblìo, sta subentrando una sorta di arena mediatica, dove ci si schiera pro o contro Pappalardi. Perchè è lui, quest'uomo fondamentalmente ignorante, il perno della vicenda.
Certamente l'ottusità, l'ignoranza, la severità eccessiva non possono essere assunte come prove di una colpevolezza che necessita di elementi più razionali e tangibili. Ma, secondo me, comunque hanno un peso in questa vicenda. Un peso non indifferente. Pappalardi di questo non si rende conto. Lui è così e basta, questo è il messaggio che lascia trasparire. Se i bambini non obbediscono si puniscono. Senza se e senza ma. E se capita che la punizione sia eccessiva, comunque è il padre che ha diritto di vita e di morte, nella mentalità distorta di quest'uomo.
Qualcuno, sicuramente, scomoderà la cultura contadina (ma quando mai! Per i contadini di una volta i figli erano braccia da lavoro, non si sarebbero mai sognati di ammazzarli), l'atavica ottusità che sopravvive in certe pieghe della società meridionale. Si interrogheranno psicologi, psichiatri, analisti, sociologi, tuttologi, opinionisti e Dio sa cos'altro.
Quei due poveri bambini, intanto, sono morti. Dio sa come. E speriamo che, sempre Dio, aiuti chi sta indagando su questa orribile tragedia a scoprire se è stata una terribile casualità od una ferocia senza limiti.

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