Qualcosa di più va detto, invece, sul santuario di Hera Argiva.
Se riesco ad andarci quest'anno, conto di postare qualche foto. L'anno scorso siamo riusciti a "trovare" il sito dopo aver girato come mosche impazzite. Purtroppo era quasi il tramonto, il museo era chiuso e non era il caso di inoltrarsi nella campagna.
Quel che resta del santuario, infatti, si trova tra su una fascia di terra compresa tra il mare e la statale. Una fascia di terra incolta, un tratto della quale destinato all'allevamento delle famose bufale campane, quelle che elargiscono generosamente la divina mozzarella di bufala
.
"Quel che resta" è un eufemismo, in realtà. Parlando con l'albergatore, lo scorso anno, abbiamo appreso che ci sono pochissimi ed assai difficilmente individuabili ruderi sommersi dal verde... Ma, siccome siamo testardi come...bufale campane, quest'anno vedremo di andarci.
Strabone di Amasea (63 a.C. - 26 d.C.), un greco colto e raffinato, studioso di grammatica e filosofia, parla, nei libri V e VI del suo monumentale "Geographika", dell'Italia. In particolare, nel libro VI, descrive la Lucania ed accenna al santuario di Hera Argiva: "dopo la foce del Sele, la Lucania ed il santuario di Hera Argiva, fondazione di Giasone e vicino, 50 stadi, a Poseidonia". Al santuario accenna anche Gaio Plinio Cecilio Secondo, detto Il Vecchio, attribuendone anche lui la fondazione al mitico Giasone, colui che partì, con gli Argonauti, alla ricerca del famoso Vello d'Oro.
Oggi il santuario si trova a 1500 metri dalla foce del fiume Sele a causa del fenomeno del bradisismo che ha fatto avanzare la linea di costa di Paestum di ben due chilometri. Sorge su una larga piana alluvionale di sabbia e limo, in un'ansa del fiume, tra cordoni dunosi e residui lagunari, segni ancora percettibili dell'antico corso seguito dal Sele.
Di più vi saprò dire quando (e se) riuscirò ad arrivarci (bufale permettendo, anche!
).
