L'Orizzonte

*** Ciò che guardo e che ogni giorno muta ***
giovedì, 20 novembre 2008

Porgy e Bess

Ieri sera ho assistito ad uno spettacolo che mi ha riempito il cuore e le orecchie. Sono stata all'Auditorium Parco della Musica per assistere all'opera di Gershwin "Porgy e Bess", non ben conosciuta in Italia, che narra la vita e le sofferenze degli afroamericani dell'immaginaria via Catfish Road.
Il pezzo sicuramente più conosciuto dell'opera è "Summertime", una ninna nanna cantata dalla protagonista, Bess. Nella composizione di Gershwin si mescolano tecniche musicali ed orchestrali europee, ritmi jazz e musica folk ed il risultato è gradevolissimo, in alcuni momenti addirittura eccelso. L'intelaiatura dell'opera è la storia, triste e miserabile, di alcuni abitanti di uno slum (sobborgo) di Charleston, nel South Carolina. Porgy, in particolare, è un pover'uomo zoppo che cerca di salvare Bess dalla vita di strada che le fa fare il protettore, Crown, ed il suo spacciatore, Sportin' Life. Alle vite dei protagonisti si sovrappongono, si intrecciano, si accompagnano le vite della piccola comunità afroamericana di questo sconosciuto slum di Charleston, con i piccoli e grandi problemi di ogni giorno, con la miseria e la voglia di riscatto, la dignità e l'assoluto cinismo, specialmente di Crown e di Sportin' Life.
Due tenori e due soprano cantavano le parti principali, supportati dall'eccezionale coro di Santa Cecilia e da un'orchestra di più di cento elementi. L'acustica perfetta della Sala Santa Cecilia ha permesso a tutti di gustare due ore di musica trascinante, struggente, a tratti persino divertente. Inutile negare che la musica riesce a creare un mondo a parte. Riesce a prendere chi la ascolta con il cuore ed a tuffarlo in un mondo straordinario. Straordinario perchè non ordinario, fuori dal quotidiano, fuori dalla monotonia e dalla mancanza di poesia che caratterizza la vita di tutti i giorni, purtroppo.
La musica è il pane dell'anima, perchè la espande, la sublima, la nutre e la eleva. Ieri sera, per esempio, non mi è importato niente di essere circondata da quasi tutti i colleghi dell'ufficio (è stata una performance dedicata a tutti i dipendenti dell'Ente per cui lavoro). Ad un certo punto mi sembrava addirittura di esser sola, in un posto diverso da quella sala, in un luogo ed in un momento lontani anni luce dall'Auditorium...
Potenza della musica... ed anche della possibilità che le ho dato di entrarmi nell'anima.

Porgy e Bess

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mercoledì, 19 novembre 2008

la provincia dell'"impero"

Alle volte il mondo "brillante" dei V.I.P. offre spunti di riflessione e nuove ragioni per preferire una vita più defilata e tranquilla.
Due esempi, non preclari ma indicativi, per tutti: Britney Spears e Gigi D'Alessio. Due realtà ben diverse perchè la società di cui sono "figli" è senz'altro diversa. Britney è cresciuta nell'opulenta e corrotta (perchè è corrotta, a dispetto di quanto si dica) America e Gigi D'Alessio è figlio di quella Napoli sempre più simile all'iconografia di se stessa e, cioè, impregnata di camorra e di slanci mistici; di dignità e di indegnità. Una città, Napoli, che, forse, in qualche modo somiglia a certe realtà americane. A quelle realtà dei quartieri degradati e poveri delle grandi città.
Britney sappiamo bene quello che è riuscita a combinare, malgrado la sua giovanissima età. Le ha fatte di tutte, comprese due (poveri) bambini. Ha guadagnato un sacco di soldi come "reginetta del pop", li ha sprecati come li sprecano coloro che si arricchiscono troppo rapidamente. Si è "dedicata" a droghe, superalcolici e feste scatenate in cui ci si divertiva solo se si riusciva ad essere più fuori di testa degli altri. Notorietà, ricchezza e gioventù in lei sono stati un cocktail micidiale. Le sono stati tolti i figli, ha avuto diverse cause per ottenere di poterli rivedere, ha dovuto sottoporsi (e più di una volta) a cure disintossicanti in costosissime cliniche... Adesso pare essere sulla buona strada per una definitiva guarigione, i suoi beni sono amministrati dal padre che deve prendersi cura anche della salute della figlia. Eppure qualcosa ancora non va, in questa giovane precocemente invecchiata (sotto alcuni punti di vista). In un documentario ha dichiarato: "Nella mia vita non c'è passione, nessuno stimolo. Ci sono giorni buoni e brutti. Mi sento come in prigione e so quando uscirò. Ma questa situazione sembra non finire mai". "Se non fossi sotto controllo - ha anche affermato. - non so come e dove sarei".
Malgrado i soldi ed il successo, la fama e la fortuna, questa ragazza mi fa un pò pena. Io, a certe sue conclusioni, ci sono arrivata dopo vent'anni e, facendo i dovuti confronti di età e di situazioni sociali, è quasi "giusto" che sia così. All'età della Spears non si dovrebbe pensare ad altro che a divertirsi, ridere, godersi la vita e la fortuna.
Sull'altro (e ben altro!) fronte ecco il melenso Gigi D'Alessio, considerato l'esponente di punta della canzone melodica napoletana, che conta almeno tanti detrattori quanti sono i fans dichiarati (se non di più), specialmente da quando ha reso (è stato costretto, in realtà, a farlo) palese la sua relazione con la precocemente invecchiata ventunenne Anna Tatangelo. In un'intervista ha dichiarato che i suoi esordi e la sua fama di "cantante dei boss" sono dovuti al fatto che era costretto, sotto minaccia,  a cantare a matrimoni-battesimi-cresime-comunioni-compleanni e via elencando dei boss della criminalità napoletana. Le minacce consistevano in futuri, possibili alterazioni dei suoi tratti somatici. "Sono arrivato a fare 15 feste al giorno: dall'ora di pranzo all'alba", ha dichiarato D'Alessio. Per metterci - con involontaria comicità - una ciliegina sulla torta, il "nostro", nella medesima intervista, ha dichiarato di aver votato il nano geneticamente modificato perchè gli piace come uomo e come politico. Notare che, sempre a sua detta, il nano è andato all'inaugurazione della sua villa a Roma con Mastella e Storace (il trio "monnezza", mi verrebbe da dire!).
Certo che, paragonato alla Spears, D'Alessio fa la figura del provincialotto con le pezze sulla parte posteriore bassa. E, forse, di sua natura non è tanto lontano dall'esserlo, provincialotto. Forse deve aver pensato che il "modello Saviano" fa tanto "trend", ultimamente. Ma Saviano è uno che a 29 anni ha gli attributi e può chiamarsi Uomo. D'Alessio, a 40 anni suonati e risuonati, che è?

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martedì, 11 novembre 2008

Io, me stessa e me

Calma piatta, qui in ufficio. C'è un silenzio inquietante, non solo oggi.
Ho acceso la radio, un pò di musica tranquilla, niente di che. Non voglio sentire notizie di alcun genere. Solo note che si elevano nell'aria, che rompono il silenzio.
Ho appena finito di inserire e stampare un verbalino della riunione che ho avuto mercoledì scorso qui in ufficio. Niente di che: io sono solo l'amanuense della situazione. Nonchè la testimone di come si riesca a perdersi pur avendo precisi punti di discussione. Ma non è un problema mio. Il "problema", se così si può chiamare, è un altro. Sto annusando l'aria. Sto aspettando cambiamenti. Qualcosa, lo sento, prima o poi si muoverà, in queste lande desolate. Ed io dovrò essere pronta: o con gli scatoloni, per l'ennesimo trasferimento da due/tre anni a questa parte; oppure ad "affrontare" un trasferimento ben diverso, radicale. Non lo so ancora. So solo che devo stare attenta ai "segni".
Sinceramente me ne importa fino ad un certo punto. Stimoli per la mia curiosità non ce ne sono. Mi sento un pò come un pacco postale ma non mi interessa. Non più. C'è stato un tempo che mi interessava, un tempo in cui mi ci sentivo persino male, che facevo fuoco e fiamme per.... Adesso non m'importa più.
In realtà non m'importa più di tante cose. E' come se lo stimolo di fare, di dire, di sperare, di credere si fosse praticamente dissolto. Forse è così. O, forse, per la mia "salute" spirituale ho deciso di frapporre, tra me e gli eventi che ultimamente mi hanno traumatizzata, una sorta di velo di indifferenza che sconfina nell'apatìa.
Sto qui. Guardo spesso fuori la finestra. M'invento il lavoro, quando posso. Talvolta mi dispero. Altre volte mi chiedo se non sto perdendo colpi. Poi ci sono momenti in cui mi sento terribilmente idiota ed altri in cui mi sembra di essere fin troppo intelligente. Oramai il copione è questo, lo so a memoria.
Nel 2010 ci dovrebbe essere qualche cambiamento. Il capo del mio capo (che è il mio secondo capo, in fondo), andrà in pensione. Sicchè si apre la lotteria, il toto-capo. Ed io non so che fine mi toccherà. Il mio capo può andare in pensione quando vuole, ha versato tutti i contributi sebbene sia piuttosto giovane per pensare al pensionamento. Io no. E quest'ufficio rischia la dissoluzione, se il mio capo se ne va. E chissà, se ciò accadrà, dove andrò a finire io.
Si, lo so, inutile fasciarsi la testa prima di cadere, ma in realtà me ne importa fino ad un certo punto, di dove andrò a finire. Sostanzialmente sono indifferente. E' questo che mi preoccupa: questa indifferenza, questa mancanza di stimoli, di reazioni emotive, di rabbia anche. Ci sono momenti che mi chiedo se sono viva, che cosa è rimasto della persona che ero un tempo, di quella che era pronta a reagire ad ogni ingiustizia, che saltava su ad ogni soppruso.... Sembra che sia sparita, dissolta, abbattuta. Non so che pensare. Ed è questo che mi preoccupa, ancor più del non sapere che fine farò, lavorativamente parlando. Ancor più del non avere molto da fare. E' una sorta di apatìa che, forse, è dovuta ad un'autodifesa troppo elevata. Ho paura di non riuscire più a recuperare la parte di me stessa che più apprezzavo, per l'idealismo  e la grinta che mettevo in ogni cosa. La vita non ha lesinato batoste, ma comprendo che non è una buona scusa. Non cerco scuse, del resto, cerco solo di comprendere, di riuscire a ricucire questo strappo dell'anima che mi ha resa così totalmente indifferente a tutto....

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lunedì, 10 novembre 2008

valori da conservare

Oggi giornata di tregenda, nella capitale. C'è lo sciopero dei mezzi pubblici e già si odono notizie di blocchi e di auto ferme sulle consolari o nei punti maggiormente significativi della città, vale a dire i punti più vicini al centro storico.
Stamane c'era un vero e proprio sciame di automobili che percorrevano la Cristoforo Colombo in entrata a Roma.
Il mio umore non è dei migliori. Non so perchè e questo non fa che indispettirmi ancora di più. Oggi galleggio in una sorta di tristezza, di inutilità, di senso di vuoto. Eppure, mi dico, la giornata è bella; eppure, malgrado qualche incidente di percorso, la salute pare buona pure lei. Eppure... Non credo che sia sufficiente dirsi tutto questo. L'umore è quello che è e basta. Devo accettare che sia così anche senza una ragione apparente. Perchè, penso, una ragione c'è sempre, palese o nascosta che sia.
Ieri sono andata a visitare la mostra "La Lupa e la Sfinge", che era in chiusura. Un'unica critica va fatta a chi ha curato l'esposizione: ha letteralmente "costipato" i reperti in ambienti angusti e piuttosto bui, al punto che è stata di difficile godimento. Siamo stati costretti a stringerci tutti gli uni agli altri, a sopportare i toni troppo alti delle altrui conversazioni, osservazioni o risate, a non godere dei particolari, trasportati come merci su una sorta di invisibile nastro trasportatore. I visitatori premevano per entrare e chi avrebbe voluto soffermarsi un pò di più su particolari o su una tabella espositiva, era costretto ad andare oltre. Terribile modo di allestire una mostra. Comunque, malgrado tutto, ci siamo fatti un'idea dell'"egittomania", moda non del tutto sopita (per fortuna, sotto certi aspetti!) che lega strettamente i destini dell'Urbe a quelli della terra del Nilo.
Bisogna tenersi stretti gli aspetti del bello della storia dell'uomo. E' una delle poche consolazioni di questa vita... Una delle pochissime consolazioni...

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giovedì, 06 novembre 2008

Anch'io ho il mio sogno

Ah, come vorrei che anche qui, in quest'italietta di tronisti, veline, cartoline e schedine, naufraghi per scherzo, talpe ed altri roditori di varia e bassa natura, nani da fosse biologiche e discariche di mafia ci fosse un cambiamento...
Con disincanto ma un pizzico di speranza - quella rimasta a resistere nel vaso di Pandora - continuo a sperare che cambiare si possa. Continuo a credere che verrà anche qui il giorno in cui potremo dire che nulla è impossibile, se si vuole veramente.
Penso ai tanti, uomini e donne d'Italia, che nei secoli, negli anni, ogni giorno, "fanno" questo paese. Uomini e donne che credono, combattono, resistono, si rifiutano di cedere e di arrendersi ad un'evidenza sì squallida e triste... Penso a tutte queste persone, molte delle quali anonime, volti tra la folla, tu che mi leggi, io che ti scrivo, che ogni giorno si alzano e s'incamminano per iniziare con onestà e correttezza la loro giornata. Che facciano l'operaio o la domestica, che siano bianchi o neri od a pallini.
Cos'è che manca a questo paese, a questa gente, per ribaltare i tavoli, per dare una ripulita alla fossa biologica che è diventato il potere? Cos'è quel "quid" che, se presente, fa la differenza?
Non ci meritiamo, noi che siamo onesti, sinceri, corretti, leali, il marciume che sta consumando come un cancro questo splendido paese. No, non ce lo meritiamo. Meritiamo un pò di speranza, meritiamo un pò di luce, un pò di respiro, un pò di forza, un pò di coraggio. Meritiamo qualcuno che non sia un guitto, becero e squallido, a governarci. Noi gente onesta.
Abbiamo bisogno anche noi del nostro sogno. Abbiamo bisogno di crederci. Di lavorare e batterci per realizzarlo. Non possiamo continuare a sentirci le ali tarpate, un pò come i galli da cortile che l'unica cosa che riescono a fare e gonfiare il petto per due o tre gallinelle spennacchiate.
Meritiamo, noi gente onesta, quella dignità che ci stanno tirando via con arroganza e prepotenza. Meritiamo politici migliori di quelli che abbiamo, che siano di destra o di sinistra o di centro. Meritiamo di tornare a credere negli ideali, di tornare ad avere dei valori e non questa confusione assurda in cui si è creata la falsa sensazione che sia valore tutto ciò che, in un altro tempo, era un disvalore.
Meritiamo meno culi, meno tette, meno muscoli e più cervello. Più possibilità ai ricercatori, ai giovani che vogliono costruire, scoprire, promuovere, lavorare ed amare. Amare tutto: il lavoro, la famiglia, il bene degli altri, il proprio paese.
Meritiamo meno fango sul nostro paese. Meritiamo di tornare a pensare come una nazione, non come singoli individui. Il bene della nazione deve essere il nostro bene e viceversa. Meritiamo di riscoprire ed impadronirci di quella cultura che fa la differenza tra le tette, i culi ed i cervelli.
Sogno il giorno in cui riusciremo a riprenderci la nostra dignità di popolo, quella dignità che tanti giovani, un paio di secoli fa, volevano e per la quale combattevano e morivano. Forse sono un'illusa, forse nel mio sogno è presente anche un pò di cinismo e di scetticismo, ma continuo - segretamente - a pensare che tutto sia possibile, se si vuole.
Sogno che gli italiani ritrovino l'orgoglio di essere tali. Di appartenere realmente a questo paese, di identificarsi con esso senza vergogna. Sogno che sia possibile mettersi seduti ad un tavolo e parlare civilmente di diritti, di doveri, di futuro ed anche di sacrifici da fare TUTTI INSIEME per quel futuro.
Non svegliatemi, vi prego, perchè sogno di svegliarmi e di scoprire che tutto è vero...

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mercoledì, 05 novembre 2008

Uno dei tanti...

Gemisto, fonte inesauribile di notizie, mi fornisce un'altra di quelle notiziole che fanno davvero sorridere, in questa italietta da guardia e ladri, dove i ruoli degli uni e degli altri sono spesso assai confusi, se non identici (specialmente quello dei ladri...).
Una valigetta 24 ore ed un impermeabile scuro lasciati su un divanetto del Transatlantico da un ministro ritardatario. Ecco cos'è sparito nell'antro dei Quaranta Ladroni... E' successo giovedì scorso a Gianfranco Rotondi al quale, già mesi addietro, fu sottratta la 24 ore in treno e diverse volte i ladri sono entrati in casa.
Un mese e mezzo fa un altro ministro denunciò pubblicamente, in aula, il furto del computer portatile nel suo ufficio, sede del gruppo UDC.
Ebbene, non c'è codice deontologico nemmeno tra ladri! Del resto, se non si rubano tra di loro... A forza di mungere questa povera vacca rinsecchita che è l'Italia, rischiano di rimanere senza nemmeno l'agognato cappuccino e cornetto... Certo sanno che i loro colleghi, al par loro, le tasche le hanno ben gonfie! Tra ladri si va a colpo sicuro!

La banda Bassotti

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mercoledì, 05 novembre 2008

Barack Houssein Obama ha vinto

ObamaAltro che Uàlter Ueltroni ed il suo becero scopiazzamento del motto "Yes we can". Barack Houssein Obama è ora il 44esimo presidente degli Stati Uniti.
Volere è potere. Anche vincere contro ogni pronostico, vincere malgrado il colore della pelle.
Ha detto bene Napolitano, nel suo messaggio di auguri al nuovo inquilino della Casa Bianca: l'America ha dato l'ennesima lezione al mondo. Cambiare si può, si deve, quando le cose non vanno. Si deve avere il coraggio di cambiare perchè lo dobbiamo a noi stessi, perchè siamo noi la nazione e non quattro nani geneticamente modificati.
E' vero, l'America ci ha dato un bella lezione. Stupisce sempre, questo paese dove tutto sembra possibile. Soprattutto i sogni apparentemente irrealizzabili. Stupisce e ci fa provare quasi un pò di invidia per la capacità di risorgere dalle ceneri di eventi drammatici quali l'11 settembre ed i tanti - troppi - fallimenti e licenziamenti. Dà l'idea, malgrado quello che se ne può pensare in bene o in male, di una nazione viva, l'America. Che ha ancora speranza e grinta. Che sa andare anche contro i propri pregiudizi.
Certo, ora il difficile per Barack Houssein Obama deve ancora venire. Perchè la sua sarà, a mio modo di vedere, una presidenza piuttosto difficile per le molte aspettative che si sono coagulate attorno a questo giovane ed ambizioso politico. Però, intanto, prendiamoci, con gli occhi bassi, 'sta lezione americana. Cambiare si può, si deve. Dobbiamo solo avere il coraggio di farlo. Vale a dire gli attributi.
C'è rimasta la speranza, sola soletta, nel vaso di Pandora. Non facciamo fuggir via pure quella...

lunedì, 03 novembre 2008

abbattiamo i nani

E mentre i nanetti del giardino, quelli geneticamente modificati, giocano, si profila all'orizzonte un periodo a fosche tinte. La crisi dei mercati ha colpito a tal punto l'economia europea che questa non si riprenderà prima del 2010.
Da parte sua per l'Italia si prospetta la crescita zero. Allegro, il panorama, vero? Gli analisti europei notano che la fiducia dei consumatori è scesa e potrebbe ancora scendere, mettendo in crisi il sistema produttivo, basato - appunto - sui consumi. E, si sa, in un'economia dei consumi, se non si ... consuma, ci si ferma.
Io vedo sempre più gente nei discount. Quello sotto casa mia, dove io vado da qualche anno, ultimamente è quasi sempre pieno. I prezzi sono più bassi e chissenefrega delle marche, questo è lo slogan. Lo stipendio pesa sempre meno nelle nostre tasche e con quei soldi dobbiamo pagare le bollette, i ritorni dell'abolizione dell'ICI (sulla quale abolizione il nano geneticamente modificato ha basato la sua campagna elettorale gabbando la maggior parte degli elettori), l'aumento dei prezzi dei generi di prima necessità compresa la benzina e via elencando.
Che altro rimane, alla fine del mese, dello stipendio? Qualcosa per le sigarette, forse. E magari pure per gli accendini.
Credo che fonderò il movimento per l'abbattimento dei nani da giardino, specie se geneticamente modificati...

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martedì, 28 ottobre 2008

nani geneticamente modificati e pericolosi

Quello che sta accadendo in questi giorni è emblematico.
Emblematico, innanzitutto e soprattutto per quegli italiani che si ostinano a girare con i paraocchi e a non accorgersi che non va, proprio non va. Il nano geneticamente modificato vuol diventare quello che, prima di lui, fu Ben. Si, Ben, quello "innominabile", appeso a testa in giù a piazzale Loreto a Milano.
L'arroganza e la strafottenza di questo governo di nani clonati (basti pensare a Brunetta, alias "rasoterra") si legge quotidianamente tra le righe: per costoro non conta assolutamente l'esistenza di un'opposizione, nel paese (di quella al governo non si vede nemmeno...l'ombra, mò mi spiego la denominazione di "governo ombra"). Non conta l'opinione altrui, non conta che ci siano persone che manifestano in massa contro provvedimenti le cui conseguenze sarebbero realmente devastanti, per questo già devastato paese.
Questi nani clonati si comportano come se già avesso instaurato un regime dittatoriale. Si sa, i dittatori non hanno opposizioni. I dittatori "comprano" i mezzi di informazioni perchè non si sappia delle reazioni contrarie e se, per caso, scappa fuori qualcosa, i milioni di manifestanti diventano poche centinaia.
Ma come si può sopportare più a lungo l'ignoranza ostentata di una Gelmini che, oltre a sbagliare gli accenti delle parole in Parlamento, lei che si picca di essere il ministro della Pubblica (distr)uzione, dichiara candidamente di aver conseguito - se non erro - una specializzazione post-laurea in una città diversa dalla sua, perchè là era più facile?
Come si può tollerare che il ministero delle pari opportunità sia in mano a Nostra Signora del Culo Scoperto, che nemmeno da lontano ricorda quella santa donna di Maria Maddalena? Parvenu senza una preparazione culturale e tecnica, messe lì a fare da prestanome a ben più loschi figuri. Fantoccini impagliati senza consistenza, senza personalità, grigie come certe giornate invernali.
Ma, mi domando e chiedo, siamo a tal punto narcotizzati che ci beviamo davvero tutto quello che il nano geneticamente modificato ci propina sotto forma di provvedimenti, proposte, innovazioni? Siccome deve essere stato consigliato che la sua onnipresenza poteva essere deleteria, ecco che fa avanzare i suoi fedeli soldatini di piombo della libertà. Mezze figure senza arte nè parte, prestanome senza dignità.
Ecco il nano geneticamente modificato che, al suo solito, si produce nel "passo del gambero": prima si scatena con toni da dittatoruncolo sudamericano, minacciando in diretta televisiva interventi da stato di polizia. Poi eccolo, puntuale, il giorno dopo fare marcia indietro e dire, con l'aria falsamente sorpresa alla quale molti ancora credono: "Chi? Io? Io non ho mai detto questo! Mi hanno frainteso!". Dovrebbero fargli girare il remake di "Incompreso - cinquanta anni dopo"...
Non è il palcoscenico del Bagaglino, questo, dove si rappresenta una vicenda che si conclude a tarallucci e vino. Questo è il nostro paese, questa è la vita ed il futuro che ci attende. Questi siamo noi italiani, tutti accomunati e stipati nella bassezza culturale e umana di queste tristi figure di inizio millennio.
Se questa gentaccia non viene fermata in tempo, potremo dire addio a molte delle cose che ora non consideriamo: libertà di parola, di istruzione, di pensiero. Libertà di pensarla diversamente, di avere un posto perchè si è bravi, non perchè si è figli del primario o del rettore o del professore tal dei tali.
Quegli italiani che hanno votato il nano geneticamente modificato gli stanno consentendo di finire l'opera iniziata più di dieci anni fa: demolire un paese civile per far nascere Berluscolandia, il paese dei nani geneticamente modificati, dove persino l'essere alti più di sua bassezza sarà un reato punito con il carcere...
Meditate, gente, meditate...
Mala tempora currunt.

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giovedì, 23 ottobre 2008

Il nano geneticamente modificato

Horresco referens: il nano geneticamente modificato ha detto che oggi avrebbe convocato Maroni per dargli precise istruzioni su come deve affrontare l'occupazione nelle università...
E c'è ancora qualcuno, in giro, che strabuzza gli occhietti-della-libertà dicendo che no, il nano geneticamente modificato (ma certamente le teste-della-libertà non lo chiamano così) non vuole certo diventare dittatore (sarebbe meglio dire nano-dittatore)! No no, lui vuole il "bene" del paese! E qui ci sarebbe da aprire una dotta disquisizione sulla natura ed il significato del "bene"... ma ci vorrebbe pure qualcuno che capisse di che sto parlando e, purtroppo, la classe politica italiana è analfabeta all'ennesima potenza, incapace di intendere e volere, meriterebbe di essere messa in un ospizio in massa e delegittimata nonchè sfiduciata ed interdetta.
Prima che sia troppo tardi.

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