Sono tornata.
A malincuore, devo dire. Roma mi piace sempre meno, colpa del traffico, della volgarità della gente e di tante piccole e grandi cose.
Io sono per la lentezza, per i ritmi traquilli, per la cortesia e la disponibilità nei confronti del prossimo. Appena arrivata alla stazione Termini, mi sono sentita infastidita.
La vacanza è stata bellissima. Riposo, relax, contatto con i miei amici... Ho visto cose bellissime, come i mosaici di Ravenna e l'Abbazia di Pomposa. Me ne sono riempita gli occhi ed il cuore e mi sono ripromessa di conservarli per alimentare, con loro, le tristi giornate invernali.
Domani si riprende il solito tran-tran.
Ho ancora le valigie da disfare. Stasera lo farò. E poi le lavatrici e tutto il resto.
Io ripartirei...
Con questa i greci veleggiavano sul Mediterraneo, arrivando alle colonie. Le danno un nome così particolare i cinquanta vogatori che disposti, venticinque per fianco e in un unico ordine, ne permettevano la propulsione insieme alla vela quadrata. La nave Argo era una pentecontera. Che fascino quel mondo dove si viaggiava per mare, cercando scampo, fortuna e trasportando merci. Fu la mitica triremi a mandare in soffitta , per così dire,questa favolosa imbarcazione.

Sono tornata. Ieri, per la precisione, in una caldissima giornata di inizio settembre.
L'autostrada sembrava una fornace ardente, non ho mai sofferto come ieri, nel fare un viaggio di ritorno.
Per fortuna non ci sono stati incontri con "bestioni della strada", quelli che tanti morti hanno provocato e provocano sulle nostre arterie vacanziere. La loro mole, lo riconosco, mi inquieta, quando si avvicinano, incombenti come ombre gigantesche, correndo a velocità impossibili per loro.
La vacanza è stata sin troppo breve... Avrei voluto starmene un pò di più in quella pace.
Purtroppo non sono riuscita, tra le cose che avevo da "fare", ad andare al mare. Mi ero ripromessa di andarci al crepuscolo, quando le luci sono basse e suggestive. Ma c'erano altre cose da vedere, da fare e l'onnipresente caldo a scoraggiare.
In compenso ho potuto vedere, grazie a Marzia, un'antica grotta in cui l'uomo ha lasciato notevoli tracce di sè a cominciare dalla preistoria. E' stato un pò avventuroso far sì che questo gioiello venisse aperto, malgrado fosse stato contattato, con un bel pò di anticipo, il parroco che la gestisce (è stata trasformata in santuario cristiano). Poi, però, grazie ai buoni uffici dei miei amici è andato tutto a buon fine.
Ed ho visto anche ciò che resta di un antico tempio dedicato a Demetra e Persephone, madre e figlia, venerate, un tempo, laddove sorgeva il primo nucleo abitativo di quella che, in seguito, sarebbe diventata Poseidonia e poi Paestum.
E' stata una vacanza che mi è servita per iniziare a fare dei passi verso me stessa. Per cercare di porre ordine nel disordine che avevo io stessa creato dentro di me.
Diciamo che ora sono in fase di "lavori in corso". Non faccio previsioni, non esprimo voti, semplicemente sto a guardare. Forse è l'unica cosa che c'è da fare. Lasciarsi vivere, nel senso migliore del termine, ovviamente...

Manca un giorno all'agognata partenza.
La valigia è ancora in attesa di essere riempita. Io sono in un mare di emozioni da gestire. Non tanto per la partenza, ma per il mio vissuto. Pian piano sto sperimentando nuove strade. Ancora percorro, con passi incerti, i sentieri della mia anima. Ho cominciato a fissare, nel terreno, qualche pietruzza. Chissà perchè 'ste cose capitano sempre a ridosso di momento di stacco, di partenza...
Stasera me ne vado a vedere Villa d'Este by night.
E' da tempo che manco da quel di Villa d'Este. In realtà manco da molto da un pò di cose. Qualcosa riprenderò, ma altre voglio lasciarle: quelle che non fanno per me, che non mi piacciono, che non mi lasciano dentro niente. Tornando a Villa d'Este, stasera la visito con la luce notturna. Ho già preparato la macchinetta fotografica digitale e spero di fare qualche scatto.
Spero di non incontrare la mia persecuzione privata, quella che mi ha rotto i cabasisi per venti giorni con telefonate e quant'altro. Non mi va di fingere nè di rovinarmi la serata. Purtroppo, a quanto mi risulta, frequentiamo ancora la stessa associazione culturale.
Il tempo promette bene. I programmi sono dei migliori, per questa vacanza.
Innanzitutto voglio concedermi una giornata al mare. No, non per prendere il sole o fare il bagno. Piuttosto per passeggiare. Voglio camminare sulla sabbia, a piedi nudi. Farmi sfiorare dall'acqua, raccogliere conchiglie ed aspirare l'aria marina.
Voglio guardare i gabbiani planare sulla superficie del mare, voglio credere che raggiungerò il promontorio azzurrino in lontananza. Voglio lasciare le mie impronte, anche se per poco, sulla sabbia bagnata.

Qualcosa di più va detto, invece, sul santuario di Hera Argiva.
Se riesco ad andarci quest'anno, conto di postare qualche foto. L'anno scorso siamo riusciti a "trovare" il sito dopo aver girato come mosche impazzite. Purtroppo era quasi il tramonto, il museo era chiuso e non era il caso di inoltrarsi nella campagna.
Quel che resta del santuario, infatti, si trova tra su una fascia di terra compresa tra il mare e la statale. Una fascia di terra incolta, un tratto della quale destinato all'allevamento delle famose bufale campane, quelle che elargiscono generosamente la divina mozzarella di bufala
.
"Quel che resta" è un eufemismo, in realtà. Parlando con l'albergatore, lo scorso anno, abbiamo appreso che ci sono pochissimi ed assai difficilmente individuabili ruderi sommersi dal verde... Ma, siccome siamo testardi come...bufale campane, quest'anno vedremo di andarci.
Strabone di Amasea (63 a.C. - 26 d.C.), un greco colto e raffinato, studioso di grammatica e filosofia, parla, nei libri V e VI del suo monumentale "Geographika", dell'Italia. In particolare, nel libro VI, descrive la Lucania ed accenna al santuario di Hera Argiva: "dopo la foce del Sele, la Lucania ed il santuario di Hera Argiva, fondazione di Giasone e vicino, 50 stadi, a Poseidonia". Al santuario accenna anche Gaio Plinio Cecilio Secondo, detto Il Vecchio, attribuendone anche lui la fondazione al mitico Giasone, colui che partì, con gli Argonauti, alla ricerca del famoso Vello d'Oro.
Oggi il santuario si trova a 1500 metri dalla foce del fiume Sele a causa del fenomeno del bradisismo che ha fatto avanzare la linea di costa di Paestum di ben due chilometri. Sorge su una larga piana alluvionale di sabbia e limo, in un'ansa del fiume, tra cordoni dunosi e residui lagunari, segni ancora percettibili dell'antico corso seguito dal Sele.
Di più vi saprò dire quando (e se) riuscirò ad arrivarci (bufale permettendo, anche!
).
Oggi sono in ferie. La prossima settimana partirò.
Stamattina mi sono svegliata all'alba, neanche dovessi andare al lavoro. Il guaio è che, ora, il sonno tarda a ritornare da me.
Fuori, tranne il solito cretino giornaliero con l'autoradio a tutto volume, è tutto silenzio.
Non ho ancora fatto la valigia. Oggi dovrò cominciare a provvedere. Di solito faccio tutto all'ultimo momento, ma è meglio non sfidare la...memoria!

Questa è una fotografia che ho scattato io l'anno scorso proprio nel posto dove ritornerò anche quest'anno.
E' un posto che mi è molto caro, per via delle mie radici "magnogreche" (giuro che non è una parolaccia
). Si tratta dell'antica Paistom, dai greci ribattezzata Poseidonia (città di Nettuno) e dai romani Paestum.
Le colonne nella foto, al tramonto assumono il colore che vedete. Di giorno, quando c'è la luce piena del sole, sono di un morbido color bianco. I templi di Paestum sono stati edificati con la pietra calcarea locale che ha, appunto, la proprietà di assumere un colore diverso a seconda dell'incidenza della luce del sole.
Sono templi favolosi. In realtà è tutto il luogo che è estremamente bello, di una bellezza che, in Italia, ancora solo pochi posti hanno saputo conservare. Una bellezza mistica ed impenetrabile. Si fa silenzio, quando ci si avvicina all'area archeologica. Si ha la netta sensazione del sacro, della presenza di qualcosa che ancora permane del tempo passato.
Per chi cerca pace e benessere spirituale, senza dubbio è un'ottima meta. Perlomeno è un pò più vicino (ed ora anche più sicuro!) del Tibet
.
Vi lascio dei link, nel caso siate interessati, che possono costituire un buon orientamento per chi vuole programmare anche un solo week end. Fino ad ottobre, in genere, è possibile godere di un buon clima e fare delle passeggiate sulla spiaggia, che non è molto distante. L'APT di Paestum ha un buon sito di orientamento generale. Anche la conosciuta Wikipendia dedica uno spazio a questa importante ed antica cittadina, con notizie storiche e riferimenti di vario genere.
Vi consiglio anche una puntatina anche ad Agropoli, che non è molto lontano ed è raggiungibile con una strada che, panoramicamente, scorre parallela alla costa tirrenica. L'acropoli della cittadina, che risale ai bizantini ma ha ancora più antiche origini, si trova su uno spuntone roccioso che domina il sottostante porto. Ha vicoli tranquilli e suggestivi ed una passeggiata è veramente d'obbligo. Se volete, poi, fermarvi a "pasteggiare", oltre che passeggiare, nella piazza principale, fortunatamente chiusa al traffico, si trova un buon forno ed anche un'ottima pizzeria che fa pizze tonde anche a pranzo. Naturalmente si tratta delle tipiche pizze alte napoletane!
Domani si potrà curiosare nei giardini e nei cortili delle dimore storiche di tutta Italia. Il 18 maggio è, infatti, la giornata nazionale dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, la XV, per la precisione.
Apriranno, in tutta Italia, 100 cortili, giardini e cappelle. Nel contempo si terranno anche molte interessanti manifestazioni collaterali all'apertura di queste dimore. Manifestazioni che si ripeteranno il 25 maggio ed in altre domeniche di giugno: concerti, mostre, manifestazioni di libri e consegne di premi.
Riprendiamoci e diffondiamo la cultura.
La conoscenza ci può salvare dalla brutalità di qualunque tipo di anestesia cerebrale.
Cara Akhet, inizio a pubblicare un boccone di notizie, nato dopo il mio soggiorno in Emilia Romagna. Parte di esso è divenuto un articolo che uscirà su carta. Con esso inauguro questa nostra avventura. Ti ringrazio della fiducia.
C’è stato un tempo, ma noi ce ne dimentichiamo, nel quale i nostri verbi, aggettivi e sostantivi non viaggiavano sulle onde elettromagnetiche di cellulari o “wireless” né venivano affidati all’alchimia dei “chips” e alle "mirabilia" dell’elettronica. Era un tempo, che a noi appare primordiale, nel quale la creatura di Johann Gutenberg non aveva ancora partorito figli su figli,inondando di parole ( spesso devastanti, visti gli effetti) l’ orbe terracqueo di ogni ordine e grado.
Era il tempo nel quale imperava la tradizione orale, affidata agli anziani, memoria collettiva ineludibile. La quotidianità era scandita dal ciclo delle stagioni quanto dall’avvicendarsi del giorno e della notte e delle fasi lunari.
Era il tempo nel quale sorgevano, una dopo l’altra, le imponenti cattedrali romaniche e gotiche delle maggiori città d’Europa, con quelle loro parole alte ed eloquenti rappresentate da guglie e pinnacoli, arditi archi rampanti e contrafforti. Parole alte, senza dubbio maestose, che tendevano al cielo con un’ attenzione costante. Sembrano gorgheggi di parole questi edifici sacri che si sviluppano in una verticalità senza precedenti, secondo una chiara volontà di tensione dell'anima a Dio. Sospese tra cielo e terra, quasi a sfidare la forza di gravità, le cattedrali parlavano e parlano con il linguaggio della pietra. Una comunicazione che ci arriva persino oggi, in barba alla concitazione del quotidiano, e che sa afferrare l’uomo contemporaneo con una essenzialità ormai perduta. Capita dinnanzi alla “Deposizione” di Benedetto Antelami, per esempio. Il Duomo di Parma così celebra, nella materia, il momento salvifico del sacrificio di Cristo.
Scultore ed architetto lombardo, l’artista è uno dei protagonisti di questa epoca che,soprattutto nel Battistero parmense, celebra tutta la sobrietà del gotico. Il bassorilievo, che porta il suo nome, è datato 1178 ed è l'unico pannello sopravvissuto di un pontile che si trovava nello stesso duomo. Collocata alla destra del transetto, la sua “Deposizione” raffigura il momento nel quale il corpo di Cristo viene calato dalla croce. La scelta di Antelami è suggestiva perchè geniale. L’architetto ha voluto “assemblare” , dando loro continuità spaziale, vari elementi tratti dall'iconografia canonica. Vi trovano posto,periò, sia la Crocifissione sia la Resurrezione. L’opera di Antelami, insomma, è eloquente per il credente , persino ridondante. Ci si presenta una scena alta e mistica, ma anche feriale con il Cristo staccato a metà dalla Croce e Nicodemo che lo sorregge, pietoso.
I parte
Un'altra tappa del nostro viaggio domenicale, è stata Sessa Aurunca. Non è molto diversa da un grosso borgo a sfondo agricolo ed industriale.
E' l'antica Suessa, il centro principale dell'antica popolazione degli Aurunci. I Romani ne fecero una colonia, Suessa Aurunca, che fu tra le dodici colonie che, nel 209 a.C., dichiararono di non poter soccorrere Roma nella guerra annibalica.
Con Ottaviano Augusto prese il nome di Julia Felix Classica e continuò a fiorire durante l'impero. Vi furono costruite terme, un teatro, un criptoportico. Il tempio più importante era dedicato alla divinità tutelare, Ercole.
Sessa Aurunca è stata patria del poeta Lucilio, di Taddeo di Sessa, segretario di Federico II di Svevia.
Abbiamo visitato il bel duomo, dedicato a S. Pietro, la cui facciata esterna è un vero e proprio capolavoro di arte normanna risalente al 1103 e - purtroppo - rifatto internamente nel 1700. Si dice che insista su un antico tempio di Mercurio, ma non è stata ritrovata traccia dell'antico edificio.
L'interno ha un pavimento precosmatesco, del XII secolo, di gusto arabizzante. La cosa più notevole, custodita nel duomo, è certamente il pergamo, con decorazione musiva geometrica e figurazioni di animali e di umani. Il pergamo fu iniziato dal marmorario Pellegrino tra il 1224 ed il 1259 e compiuto da un collega di questi nel 1283. Le colonne del pergamo (una sorta di pulpito da cui veniva letto il vangelo) sono affini a quelli degli amboni del Duomo di Salerno (questa è per Marzia!). Accanto al pergamo vi è un magnifico cero pasquale, tutto decorato con tasselli di mosaici ed opera di Maestro Pellegrino.
Dietro il pergamo vi è un bassorilievo notevole che raffigura Giona rigettato da un pesce.
La cripta, sottostante l'altare maggiore, contiene colonnine antiche.
Abbiamo anche visitato, non lontano da Sessa Aurunca, il ponte degli Aurunci, di 21 arcate, i cui pilastri sono in opus incertum. Il ponte è a schiena d'asino e conserva i basoli dell'antica via Appia, che passa di qui diretta a Gaeta.
Non sto a dirvi come è ridotto il povero ponte. La casa vicina ospita un essere umano che ci ha detto che il padre ha abitato sotto le arcate del ponte fino al 1974. Lui, dopo, si è adoperato per riempire le arcate di tutta una serie di cose che starebbero bene in una discarica: bombole di gas esaurite, flaconi di silicone, una vecchia "Alfa Romeo" tutta arruginita, mobili vecchi, pattume di ogni genere che va ad aggiungersi all'erba incolta ed alta che impedisce alquanto il passaggio. Una vergogna. Quello è un ponte romano di 21 arcate. Non pizza e fichi. Ma qui ci si scontra con l'ignoranza più becera ed insopportabile. L'umano di cui poc'anzi, mi è parso di capire, ignora persino che quel ponte è un prezioso reperto degli antichi progenitori della sua (poco nobile) schiatta. Per lui è una costruzione che sta lì, a sua disposizione, che qualche rompipalle ogni tanto viene a guardare. Lui si chiederà pure che diavolo ci trovino, i pochi visitatori, in quell'insieme di mattoni e malta. Allucinante.
Non ho parole. Me ne sono tornata a casa con molta amarezza. Ho la consapevolezza che sarà assai difficile, se non impossibile, cambiare quest'Italia. Perchè è impossibile cambiare gli italici.
Viaggio, ieri, nel sud di questo martoriato paese. L'Italia non è martoriata dalla guerra, ma da un individualismo sfibrante, che sconfina nell'egoismo e nel menefreghismo. Come se ciò che ci è stato dato in prestito potessimo sgualcirlo e rovinarlo a piacere.
Il sud di questo nostro paese è illuminante, a tal proposito. Specialmente la provincia di Napoli. Purtroppo. Laddove si sono prodotti i più luminosi esempi di ingegno umano, è riscontrabile anche il più alto senso di inciviltà e degrado. Di ignoranza.
Comunque, non è di questo che volevo parlare. Abbiamo visitato i luoghi toccati dall'influenza longobarda e normanna in Italia. Influenze tangibili soprattutto nell'impianto architettonico ed artistico degli edifici sacri e dei palazzi. Influenze moderate da altre influenze, greche ed arabe soprattutto.
La giornata ci è stata propizia. Il tempo è stato sereno e la temperatura gradevole per tutto il viaggio. Siamo arrivati, innanzitutto, a Carinola, dove nel 1094 fu trasferita la sede vescovile di Forum Claudii (l'attuale Ventaroli, che non abbiamo potuto visitare perchè un recente furto ha convinto le autorità ecclesiastiche e di polizia a chiudere l'accesso a tutti, turisti compresi). Abbiamo visitato Casa Novelli, tipico esempio di architettura durazzesca, con finestre del Tre-Quattrocento, il cortile con la scalinata ed una loggia.
Dopo Casa Novelli, siamo andati alla Cattedrale, dove si è accodato, al nostro gruppo, un anziano e simpatico professore del luogo, con "La Gazzetta del Mezzogiorno" sotto il braccio, il bastone e l'aspetto nobile e distinto dei gentiluomini di un tempo. La Cattedrale riprende le forme dell'Abbazia di Montecassino ed ha, per sorreggere il portico, colonne di recupero con interessanti capitelli figurati. Una colonna, addirittura, ha per base un capitello ionico rovesciato. Nell'interno c'è ancora il pavimento originario ed il sarcofago del santo titolare, San Bernardo, morto nel 1109, è un antico sarcofago romano figurato con una "fenestrella confessionis" ricavata su un fianco.
Il paese, onestamente, non sembra nemmeno accorgersi di possedere tali tesori. C'è un'indifferenza - professore a parte - diffusa, una sorta di ottusa indifferenza, a dire il vero. E proprio quell'uomo così distinto ed attempato, ci ha raccontato tante "chicche" sull'inefficenza di una burocrazia borbonica tuttora ben radicata in questa regione.